La gabbia dorata – La Jaula de Oro

Un film di Diego Quemada-Diez. Con Brandon LópezRodolfo DominguezKaren MartínezCarlos ChajonRamón Medína.

Drammatico,durata 102 min. – Messico 2013.

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La gabbia dorata, possente debutto al lungometraggio di Diego Quemada-Diez, un giovane cineasta spagnolo che si è fatto le ossa come assistente di Ken Loach e in ruoli di contorno nel cinema hollywoodiano, e che per anni ha perseguito un sogno: raccontare una storia sulle centinaia di migliaia di persone che quotidianamente salgono sui tetti dei treni merci che attraversano il continente latino-americano, per sfuggire a una vita di miseria, in cerca di una speranza nella terra delle opportunità, gli Stati Uniti.

Sono tutte storie vere, rese ancora più forti e toccanti dalla poesia che si sprigiona dai volti e dalle voci degli adolescenti protagonisti, le cui avventure lo spettatore segue col fiato in gola, immedesimandosi in un dramma che in televisione lo tocca solo il tempo necessario per fargli esprimere la propria indignazione sui social media, prima di passare ad altro. In questo senso Quemada-Diez ha appreso e superato la lezione del suo maestro Ken Loach, togliendo alla sua narrazione qualsiasi sovrastruttura ideologica e coinvolgendosi/ci da essere umano, invece che politico e intellettuale.

Il sogno di una vita migliore finisce per molti nella realtà di un’orribile fabbrica per la lavorazione delle carni, ma la cosa veramente importante è partire, perché, se “l’emigrazione è legge di natura” ( la frase del vescovo missionario Giovanni Battista Scalabrini, apposta dal regista a suggello del film), opporvisi spezzerà solo la cresta dell’onda ma non fermerà la marea. Il viaggio, qualunque ne sia l’esito, è una scelta di vita, contrapposta alla morte sicura dell’anima e del corpo.

Molto notevole davvero il film di Diego Quemada-Diez. Spagnolo trasferitosi negli Stati Uniti, forte di esperienze – alla fotografia – con Loach per Terra e libertà, con González Iñarritu per 21 grammi, con Fernando Meireles per The Constant Gardener. Qui al primo film. Ci pare di precipitare nel passato remoto oppure in una di quelle fantasie su un futuro miserabile e repellente che vanno tanto di moda. Invece siamo nell’ordinaria amministrazione del sogno di riscatto che tanti giovani provenienti dalla miseria di Guatemala e Honduras, Nicaragua e Salvador coltivano salendo clandestinamente su un treno merci che, dopo aver attraversato tutto il Messico, li conduca all’impenetrabile frontiera Usa, da varcare con ogni mezzo. Ma sono pochissimi ad arrivare, e a riuscirci. Juan, Samuel e Sara (travestita da maschio) ci provano con Chauk, indio del Chiapas messicano che non parla spagnolo. Ma uno solo di loro arriverà alla fine.

 Marco Chiani

La Repubblica, 7 novembre 2013
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Martedì 24 ottobre

IL VIAGGIO

Regia Fernando Ezequiel Solanas

Con Dominique SandaMarc Berman, Walter Quiroz, Ricardo Bartis

Titolo originale El viaje

durata 116 min. – Argentina 1992

 

 

 

Angariato in un (grottesco) collegio di Ushuaia (la città più australe del mondo, nella punta più estrema della Terra del Fuoco in Patagonia); afflitto da un rapporto difficile con una madre divorziata e risposata; deluso da una relazione sentimentale che non ha molto futuro, il giovane Martìn Nunca decide di chiudere del tutto con quello che la vita gli ha riservato fino ad allora.L’idea che ha in testa è di tentare di raggiungere il padre, che di mestiere fa il disegnatore di fumetti, e che lui non vede da anni. 

Prepara tutto quello di cui ha bisogno, monta in bicicletta e parte. La sua piccola, grande odissea si trasforma ben presto in un viaggio di iniziazione e formazione, attraverso un continente/mondo come può esserlo solo (forse) il Sudamerica, abitato da meticci, creoli, neri, indios e i diseredati di sempre, e ricco di storie incredibili e paesaggi spettacolari. 

Martìn ritroverà le tracce dello storico genocidio di quelle genti dopo la conquista spagnola (avvenuta nei primi decenni del ‘500) e di quello economico-culturale del ‘900 (preludio di quello che sarebbe poi toccato a tanti paesi nel mondo). 

Più maturo e sicuro di sé grazie a tutte le persone incontrate e alle esperienze fatte durante il lungo viaggio compiuto, Martìn decide infine di tornare a casa…

Il film è tanto un viaggio nel mondo quanto interiore, e dunque attorno al cuore, alla carne, ai nervi e alle ossa di quel continente, oltre che un diario di bordo che attraversa le mille anime del Sudamerica come le tragedie e le dittature che hanno afflitto quei paesi (a cui viene dato un ritratto tanto grottesco quanto impietoso), sia quelle più arroganti e orribilmente, sfacciatamente dichiarate, che quelle più ambigue, subdole, con una loro indefinibile maschera parlamentare (e il regista, da sempre impegnato in tal senso, è ben deciso a mettere alla berlina le classi dirigenti argentine e a denunciare esplicitamente le loro responsabilità).

Fernando Solanas omaggia anche la cultura dei fumetti di stampo latino, l’historieta, oltre che la musica argentina, e per questo poema all’insegna dell’eccesso, si è infatti servito di due strumenti supplementari: le tavole a colori del maestro del fumetto Alberto Breccia (con un sentito omaggio a Héctor Oesterheld, il grande sceneggiatore argentino ucciso con i suoi familiari durante la durissima dittatura militare di Jorge Rafael Videla), e la meravigliosa colonna sonora, di cui è anche coautore, realizzata da Astor Piazzolla – a cui il film è dedicato – ed Egberto Gismonti.

Un viaggio ed un film (costato 3 anni di lavoro) a suo modo geniale, visionario, che sa di metafora, allegoria e satira nello stesso momento e dove epica, barocco, grottesco, fantastico e infine realtà si mescolano e si confondono, come spesso accade anche nella vita di tutti i giorni, talmente è intrisa di verità, menzogne, gioie, dolori, simboli, disillusioni e quant’altro.

Rassegna Cinematografica

Que Viva Latino America