Martedì 28 marzo

“Quando hai 17 anni” di André Téchiné

 

quando hai 17 anni

Con Sandrine Kiberlain, Kacey Mottet Klein, Corentin Fila, Alexis Loret, Jean Fornerod.,
Francia 2016.

Sono innumerevoli i registi che hanno cercato di fissare sulla pellicola dolori e gioie dell’adolescenza, quell’età incerta in cui – dubitando di tutto – si devono prendere decisioni cruciali per la propria vita. Per riuscire a farlo così bene ci voleva un regista ultrasettantenne: o meglio, l’alleanza tra l’ultrasettantenne André Téchiné e la sua collega Céline Sciamma, giovane sceneggiatrice e regista in proprio (Diamante nero). Insieme, ci raccontano la storia di due liceali che vivono nei Pirenei. Figlio di un militare in missione in Afghanistan, Damien abita nella valle con la madre medico; Tom, adottato da una coppia di agricoltori, lavora alla fattoria negli intervalli dello studio. Un giorno il secondo fa lo sgambetto al primo, mandandolo faccia a terra davanti alla classe. Ha inizio una rivalità fatta di occhiate furiose, aggressioni verbali, zuffe continue: espressioni di un odio sotto il quale, però, ribollono altri sentimenti. La svolta avviene quando Tom, la cui madre adottiva attraversa una gravidanza a rischio, è invitato da Marianne, la madre di Damien, ad abitare con lei e col figlio il tempo necessario per migliorare le sue prestazioni scolastiche. Si avverte che Quando hai 17 anni è il film di un intellettuale: lo tradiscono il titolo stesso, preso a prestito da un verso di Arthur Rimbaud, e una dotta disquisizione sul desiderio mascherata da materia di studio dei ragazzi. Tuttavia la storia è narrata con estrema semplicità, e per questo risulta tanto più efficace e coinvolgente. Sensibile cantore dell’adolescenza lungo tutta la sua carriera (Les Innocents, L’età acerba), il regista francese sceglie di rappresentare i gesti, le occupazioni quotidiane, la routine di ogni giorno: strato di normalità, però, che incapsula passioni e furori, paure e desideri di quell’età che poi interpellerà tutta la vita futura di un individuo. Così il film permette alla relazione tra i due ragazzi, e di quelli con le relative famiglie, di evolvere credibilmente, acquistando senso e verosimiglianza scena dopo scena. È vero che il regista porta ancora una volta nel film le proprie ossessioni e i propri temi ricorrenti, inclusi l’omosessualità e i fantasmi dell’incesto. Ma la sensibilità e l’acume con cui s’inoltra nell’universo di personaggi che oggi potrebbero essere suoi nipoti è ammirevole: non un’inquadratura che suoni falsa, nessuno stereotipo o luogo comune sull'”età ingrata”; mentre le asperità, le reticenze e perfino l’aggressività dei comportamenti sottendono un bisogno lancinante di empatia e di assistenza reciproca. Però, in tema di rifiuto dei cliché sull’adolescenza, la cosa più notevole è un’altra. Pur essendo a tutti gli effetti ragazzi della nostra epoca (ci sono diverse scene di Marianne e Damien in collegamento Skype col padre), quelli di Téchiné rifuggono dagli stereotipi che il cinema appiccica di regola ai teenager odierni: smartphone, messaggini, selfie e tutto il resto. Roba che, nelle intenzioni di tanti cineasti, vorrebbe “fare realismo” e invece serve solo a smarrire la linea retta della narrazione. Resta da aggiungere che Téchiné dirige gli attori da par suo, ottenendo il massimo dai due giovanissimi interpreti e dalla sempre più brava Sandrine Kiberlain.

http://www.repubblica.it
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Martedì 21 marzo

Les_Souvenirs

Les Souvenirs

di Jean-Paul Rouve. Con Michel BlancAnnie CordyMathieu SpinosiChantal LaubyWilliam Lebghil.

Francia 2014.

Les Souvenirs, adattamento del romanzo omonimo di David Foenkinos, è un feel-good movie alla francese, un inno al tempo che passa, alla giovinezza, alla senilità e a tutto quello che scorre tra le due stagioni della vita. Investigatore del proprio passato e delle leggende che hanno fondato la sua storia, la sua famiglia, il suo avvenire, il giovane protagonista intraprende un viaggio nei ricordi della propria nonna che la guerra strappò alla scuola e a una vita che aveva appena imparato a conoscere. Diretto da Jean-Paul Rouve, autore di un cinema delicato che combina malinconia e sorriso, Les Souvenirs non ha niente di rivoluzionario ma è impossibile da dimenticare perché svolge una trama minimale in cui ciascuno può riconoscersi. Perché espone, ancora e soprattutto, le cose della vita, quelle con cui ci confrontiamo ogni giorno e quelle con cui prima o poi tutti facciamo i conti: la difficoltà di comprendere i propri genitori, quella di afferrare i propri figli, l’amore coniugale, la vecchiaia, la pensione, il desiderio di creare, la bellezza dell’azzardo.

Les Souvenirs sublima il quotidiano, disegna sentimenti universali, scopre le emozioni che ci dominano approcciate senza mai cedere ai cliché grazie a dialoghi sottili e situazioni inattese come l’esortazione profetica impartita al protagonista dal cassiere della stazione di servizio. Les Souvenirs è abitato dalla grazia e trasforma la vita in momenti di grazia e poesia. Vita che gli attori incarnano con una raffinata misura dei mezzi espressivi, cancellando ogni differenza tra finzione e realtà. Sono loro a ‘interpretare’ la paura che ci coglie davanti al primo amore, all’ultimo giorno di lavoro, al congedo dalla vita, sono loro a ripiombare nel passato, come in una vecchia canzone di Charles Trenet, per avanzare, per spostare più in là il presente che può sempre riservare un po’ di bonheur. Una felicità intima e mai estroversa che l’autore scova nelle pieghe dell’esistenza, davanti al mare, davanti a un quadro, dentro una scuola. Rouve, che ritaglia per sé il ruolo di direttore di hotel e ‘padre putativo’ del protagonista, non rinuncia nemmeno al lieto fine e al tocco ottimista ma elude qualsiasi morale, risolvendo i suoi personaggi senza la pretesa di fornirci una lezione o di servire da esempio.

Les Souvenirs, dove l’ordinario produce l’inaspettato e il realismo si fa qualche volta surrealismo, gravita attorno alla nonna di Annie Cordy, grande dame du music hall e anima del film accanto a Michel Blanc e Chantal Lauby, nomi nobili di una gloria comica passata e sovversiva, sprecati oggi da un establishment convenzionale. Ma Rouve li pesca e gli restituisce lo smalto dentro un film che rende conto del loro talento e della loro storia (professionale). Commedia intimista sospesa tra morte e urgenza di vivere, Les Souvenirs è una carezza sincera che evoca il cinema di Claude Berri (Semplicemente insieme).

Un film costruito sulla complicità intergenerazionale in cui ciascuna generazione è tributaria delle altre e provvista della volontà di reinventarsi, come Julien Doré con Charles Trenet, di cui arrangia il brano musicale più celebre. Que reste-t-il encore? Correte al cinema come Romain verso l’amore.

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