Perfect Day

Martedì 4 dicembre alle 20.45 sala della biblioteca P.Guidolin di Castelfranco Vto
appuntamento con la rassegna cinematografica “Attraverso i conflitti” con la proiezione del film “Perfect Day”
regia di Fernando Leon de Aranova
presenta il prof.Leonardo Barattin, responsabile area Memoria dell’associazione Viaggiare i Balcani
 
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L’Insulto regia di Ziad Doueiri

Martedì 27 novembre  alle 20.45 sala della biblioteca P.Guidolin di Castelfranco Vto
appuntamento con la rassegna cinematografica “attraverso i conflitti” con la proiezione del   film ” L’Insulto
regia di Ziad Doueiri
presenta il prof.Denis Brotto  ricercatore  e docente di Cinema e nuove tecnologie all’Università di Padova

Martedì 6 marzo

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Cose dell’altro mondo

regia: Francesco Patierno
anno: 2011- paese: Italia- durata: 90 min

Attori: Valerio Mastandrea, Diego Abatantuono, Valentina Lodovini, Sandra Collodel, Maria Grazia Schiavo, Maurizio Donadoni, Vitaliano Trevisan, Riccardo Bergo, Sergio Bustric, Fabio Ferri, Laura Efrikian, Fulvio Molena
Una città del Nordest d’Italia. L’immigrazione incide sul tessuto sociale. L’industriale Golfetto non la sopporta nella maniera più assoluta e scarica tutta la sua xenofobia in uno spazio a lui riservato nella tv locale che finanzia. Intanto fa ritorno a casa Ariele, un poliziotto con madre con Alzheimer e un tempo compagno della maestra Laura che ora attende un figlio da un africano. Un mattino però, dopo un fenomeno temporalesco anomalo, tutti gli extracomunitari e gli stranieri in genere scompaiono dal territorio. Bisogna arrangiarsi da soli.
Il debito con Un giorno senza messicani viene correttamente pagato sin dai titoli di testa. Perché l’idea di base è la stessa: là la California qui il Nordest, identica la sparizione. Le similitudini si fermano però a questo punto perché lo sguardo e il punto di vista divergono e non solo per ovvie diversità di latitudini, usi e costumi. Se nel film di Jareli Arizmendi una parte consistente degli accadimenti veniva filtrata dai notiziari televisivi (con conseguente evidenziazione della manipolazione di massa) qui la televisione c’è ma la sua capacità di assoggettamento delle coscienze non si articola sulle notizie ma sulla visceralità più becera. Quando sentiamo blaterare Golfetto di cammelli e stati africani inesistenti viene immediatamente in mente (tanto per non fare nomi) Borghezio. La tecnica è la stessa, la volgarità analoga tanto che viene il dubbio che la produzione debba pagare all’eurodeputato parte dei diritti di sceneggiatura. Il film di Patierno trova la sua forza proprio nell’ignoranza che pervade il tessuto sociale traducendosi talvolta in violenza e che viene perfettamente esemplificata dal personaggio del taxista. Cose dell’altro mondo affronta il discorso della necessità della presenza degli immigrati per la stessa sopravvivenza del trend di vita proprio di coloro che più ne contrastano la presenza. Lo fa con i toni della commedia alternando la disinibita irruenza di un Abatantuono (che ogni tanto dimentica di interpretare un veneto e torna ad accenti milanesi) con la levità surrealmente efficace di Valerio Mastandrea, il quale interpreta un personaggio che si muove in una sorta di tempo sospeso in cui il compito primario sembra essere il reagire e non l’agire. L’esito è divertente e interessante. In più occasioni nella storia del cinema (e non solo) la commedia è riuscita a far arrivare a un vasto pubblico delle idee che il dramma o la riflessione ‘alta’ avrebbero costretto nella ristretta cerchia dei già convinti. Ogni volta che ciò accade è giusto felicitarsi abbandonando qualsiasi tipo di sopracciglio alzato.

Recensione di Giancarlo Zappoli
http://www.mymovies.it/film/2011/cosedellaltromondo/

Martedì 5 dicembre

Ti guardo

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Regia di Lorenzo Vigas. Con Alfredo CastroLuis SilvaJericó MontillaCatherina CardozoMarcos Moreno. Titolo originale Desde allà.

durata 93 min. – Venezuela, Messico 2015. .

Qualcuno la chiama già la new wave del cinema latinoamericano. In effetti, la visione di “Ti guardo” (Desde allà) conferma la capacità di porre l’attenzione sui nodi che la società continuamente rimuove, nasconde e censura.  Per Lorenzo Vigas, l’ombra da esplorare è la solitudine umana e le cause che la generano di volta in volta, di persona, in personaQuesta indagine artistica è poi calata in un contesto geografico e sociale ben preciso. Quello della città di Caracas in Venezuela.

Non è un caso che Vigas abbia scelto un paese fortemente segnato da disuguaglianze sociali ed economiche, per costruire una storia dove l’amore per se stessi e per gli altri, è ostacolato dal pregiudizio di una società omofobica e da alcuni presunti traumi infantili. Con Caracas, Vigas può facilmente giocare; dividendone lo spazio urbano rigidamente tra la caratterizzazione di un ambiente borghese, che appartiene al personaggio di Armando (Alfredo Castro) e quello al contrario popolare e degradato di Elder (Luis Silva). Poi, dopo aver descritto la lontananza tra due mondi, fa in modo che essi si avvicinino, e ci illude – come in una tradizionale storia d’amore – che essa possa essere infranta dal rapporto, forse paterno, forse sensuale, tra i due uomini.
Ma è un percorso lineare fallace, disturbante nel proprio epilogo, e senza speranza alcuna. Del resto, per raccontare due caratteri diversi, quello sanguigno del giovane Elder, e quello maggiormente pacato e impenetrabile di Armando, il regista ha a disposizione l’esordiente Luis Silva e il talento immenso di Alfredo Castro. Ed è soprattutto l’impenetrabilità di Armando (Alfredo Castro) a risultare il perno del racconto. Specialmente quando racconta un isolamento umano privo di possibilità di redenzione, che resiste anche alla vecchia idea dei rapporti umani capaci di abbattere muri di classe e di disperazione.
Il mondo di Vigas invece è assolutamente negativo in questo senso. E nel corso del film mostra piano piano il sorriso triste e tutta la crudeltà lucida di un adulto, un figlio forse a propria volta abbandonato, che continua a produrre sofferenza nella generazione successiva di uomini, e che infine non vuole essere toccato nell’animo da nessuna forma di amore o relazione.

Le riprese di “Ti guardo”, durate 9 settimane, si sono tenute a Caracas e mostrano ogni angolo della città, dai quartieri ricchi ai sobborghi poveri di Caricuao, passando per La Candelaria, la zona in cui vive Armando. Mentre giravo, non ho mai imposto che si bloccassero le strade: desideravo filmare la vita vera e i ritmi di ogni giorno senza censura alcuna.

A fare da sfondo alla vicenda è il Venezuela, nazione che a causa della crisi sociale ed economica è andata incontro a numerosi cambiamenti. Il divario sociale tra ricchi e poveri è divenuto enorme. Sebbene attratto dal denaro, ben presto Elder sviluppa un’attrazione emotiva (e fisica) con cui deve confrontarsi: il suo è un paese molto maschilista e l’omosessualità rappresenta ancora qualcosa da isolare.

 

Martedì 28 novembre

Un mondo fragile

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Regia di César Augusto Acevedo.

Titolo originale La tierra y la sombraDrammatico, durata 97 min. – Colombia, Francia, Paesi Bassi 2015.

Scarno, spoglio nell’immagine, nei personaggi, nel dialogo, nei mezzi cinematografici ed economici, quanto poetico, tragico e amaro nel portare senza infingimenti lo sguardo sotto la cenere della vita e della storia.

Una nonna, una madre, un padre gravemente malato di enfisema polmonare, un bambino dentro una disadorna e isolata casupola: poi torna da lontano, da chissà dove anche il nonno. Torna per tentare di salvare il figlio. Questo è il film colombiano, ambientato in una zona di coltivazione della canna da zucchero, tra super sfruttamento dei tagliatori e grandi roghi continui delle zone rasate, con pioggia costante, asfissiante il respiro, oscurante la luce di detriti e cenere. Questa l’ombra, la sombra, che grava senza speranza sulla terra.

Una critica vertiginosa della realtà che non è urlata, ma neanche propriamente detta: è solo mostrata attraverso l’economia massima delle immagini e delle parole. Un’angoscia straziante ti assale per quel bambino, senza gioie, giochi, giustizia sotto quel cielo di cenere e quella tierra della desolazione.

Un mondo fragile, con il minimo dei mezzi espressivi riesce a porre una radicale critica, senza conciliazione, a questa nostra realtà storica, con appena un minuscolo, incerto barlume di speranza nel finale. Acevedo restituisce un volto del presente a quell’origine del cinema che dalla radice amara della realtà sa estrarre autentico senso poetico-esistenziale. Glielo restituisce perché non lo smarrisca e anzi continui a tracciare il sentiero del suo futuro.

Film intimo proveniente dall’intimo delle esperienze dell’autore, frutto di dolori familiari, rielaborazione di un iniziale progetto autobiografico, disperato ritratto intriso di sentimento di un popolo rurale (s)perduto, abbandonato a sé stesso – ritratto che coglie e fissa in maniera paritetica un sentimento che è anche il nostro –, interrogazione con piccoli tocchi sapienti sull’identità popolare e umana tout court, analisi sottile dei meccanismi familiari e delle sue disfunzioni, Un mondo fragile, unendo attori professionisti e non professionisti in maniera perfetta, fuori campo mette insieme due povertà che la globalizzazione ha messo le une contro le altre: poveri dei paesi poveri e poveri dei paesi ricchi. E lo fa in modo tutt’altro che fragile.

di Riccardo Tavani

Un mondo fragile ha il patrocinio dell’Associazione Slow Food Italia. “Il pianeta malato ha bisogno che ce ne prendiamo cura e che rimettiamo al centro l’uomo e la natura, sacrificando lo sfruttamento della terra e la speculazione”, ha detto Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. “Il film è ambientato in Colombia ma le vicende che narra potrebbero benissimo avvenire in Italia o ovunque nel mondo”.